La macchina dei sogni Festival

La macchina dei sogni Festival

On giugno 5, 2017, Posted by , In UNIMA, With No Comments

La Macchina dei Sogni – Palermo dal 31 maggio al 4 giugno 2017

 

Il Festival ha attraversato tappe diverse, mantenendo sempre una sua chiara identità e mai rinunciando alla sua aspirazione iniziale, che pone al centro gli spettatori con le loro attese e le loro curiosità.
Anche in questa edizione ognuno può scegliere gli spettacoli in base ai propri gusti e alle proprie necessità, tra quelli che hanno appena esordito, quelli che meritano di essere scoperti, quelli che ci hanno già lasciato un segno e che tornano tra noi.

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Dal 31 maggio al 4 giugno il Festival animerà gli spazi all’aperto di Palazzo Belmonte Riso, sede del Museo Regionale di Arte Contemporanea, che sembrano fatti apposta per accogliere, con molta libertà, le rappresentazioni per i bambini, per i giovani e per le famiglie. Inoltre, alcune iniziative si svolgeranno anche nell’antistante Piazza Bologni.
Come ogni anno, durante i cinque giorni del Festival nuove installazioni e nuove mostre faranno da complemento agli spettacoli.
In linea con la progettualità di Palermo arabo-normanna, il progetto di quest’anno parte dalle straordinarie suggestioni storiche della città, dal suo ruolo di crocevia delle culture del Mondo, per definire l’identità attuale e proporla come simbolo delle problematiche sociali, in una prospettiva di crescita e sviluppo futuri. Da una parte, quindi, viene rimarcata l’eccezionale modernità del teatro dell’Opera dei Pupi, che al pari di tutti i grandi classici ha saputo cogliere e raccontare i valori profondi dell’uomo; dall’altra, in un momento così complesso come quello che stiamo vivendo, vogliamo affrontare una grande sfida culturale e civile ampliando l’orizzonte dell’Opra e fornendo l’occasione per ritrovare e raccontare le radici e il carattere profondo che accomunano gli abitanti del Mediterraneo, nel tentativo di cogliere lo spirito dei tempi e indicare vie di speranza e di riscatto.
Le scenografie e le luminarie progettate sono strettamente legate alla cultura arabo-normanna e sono il risultano delle collaborazioni con l’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’Accademia del lusso e il CRESM (Centro Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione) per la valorizzazione dei saperi e delle tecniche tradizionali, la loro preservazione e l’inclusione socio-culturale, in particolare rivolta ai migranti.

“Arabia”, ideata e disegnata da Fabrizio Lupo, è un’installazione realizzata a Piazza Bologni, che comprende due grandi stelle e quattro totem fissati su pali. Ispirata alla Palermo araba, questa luminaria utilizza la lampadina a incandescenza su bacchetta di legno, che la lega, col suo caratteristico portalampada, alla tradizione più recente. Naturalmente sono state aggiunte alcune piccole innovazioni: il trattamento del legno con foglia d’argento, il posizionamento atipico nella stessa luminaria di lampadine sia “’n faccia” che “di cozzo” e anche il disegno della stella a dieci punte con leggere asimmetrie.

“Normanna”, ideata e disegnata da Alessia D’Amico, è un’installazione ispirata alla Palermo normanna, realizzata con due spalliere su pali e collocata nell’atrio nuovo, lo spazio che accoglie gli spettacoli del Festival. Nelle formelle e negli archetti di questa luminaria è inserita la foglia d’oro dei mosaici della Cappella Palatina, caratteristica della ricerca di Alessia, la quale usa luce riflessa per moltiplicare l’atmosfera delle architetture del legno tradizionale. Questa luminaria è una ulteriore elaborazione del piccolo arco che venne esposto nella facciata dello studio di Giuseppe Pitrè durante la scorsa edizione del Festival.

“Normaniche”, l’installazione-collage di trame e tessuti di Roberta Barraja è situata sulla parete dell’Atrio principale di Palazzo Riso. Al calare del sole accoglie le proiezioni di Fabrizio Lupo, che animano scene di caccia, quelle stesse scene che possiamo trovare nei mosaici delle stanze di Ruggero al Palazzo dei Normanni. Un modo diverso di raccontare le storie con la luce.
L’animazione digitale su un tessuto di stoffe, intrecciate con reti metalliche, dà vita alle immagini raffigurate nei mosaici come fosse un arcaico storyboard degli avvenimenti.

Ancora intrecci con “Sipario Mediterraneo”, frutto di un lento e minuzioso lavoro a quattro mani, nato dalla collaborazione tra la scenografa Alessia D’Amico e la fiber artist Grazia Inserillo.
La poetica femminile di un’arte ancestrale come la tessitura incontra lo spettacolo del teatro.
Pizzi e trine ricamati tracciano, su un patchwork di stoffe, il Mar Mediterraneo, nei secoli scenario di viaggi, di esodi, di espatri e di un eterno migrare di popoli. Giunture grossolane assurgono a confini geopolitici dell’immaginazione; pezzi di stoffa s’intrecciano a doppio filo come a voler celebrare, attraverso l’azione di ago e telaio, lo storico crocevia di culture, commerci e contaminazioni. Un grande collage di centrini in lana e cotone su stoffe, che impreziosisce il sipario del grande palco dove la sera hanno luogo gli spettacoli.

Infine, “Ombre bianche sui muri” è un’installazione illuminotecnica di gobos e lamelle realizzata da Marcello D’Agostino sulle pareti di Palazzo Riso, mentre le “Sagome merlate in balcone” di Tania Giordano, come fantasmatiche presenze che si affacciano a bordo ringhiera, aspettano il pubblico, lo invitano ad entrare e lo salutano al termine degli spettacoli.

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